Referendum costituzionale … come in America.

Il referendum prossimo venturo del 4 dicembre sancirà se gli Italiani vogliono modificare o meno la propria Costituzione.
Non esprimo pareri di parte, anche se so perfettamente come voterò. La mia considerazione verte sul fatto che noto una grande somiglianza con le appena espletate elezioni negli Stati Uniti.
In quel Paese la scelta è stata: peggio o meno peggio? Si, perchè fra Hillary Clinton e Donald Trump, la scelta stava nel morire asfissiati dalla puzza del marcio potere che emanava dalla Clinton o dalla puzza della vera ignoranza di cui è impregnato Trump. Mi spiace per gli americani, a loro è andata male, ma la colpa è stata totalmente del partito democratico, che non ha saputo trovare nulla di meno stantio che un personaggio come la Clinton. In ogni caso, poveretti gli americani, ma sono problemi loro.
Veniamo alle cose di casa nostra: meglio far modificare la costituzione a uno mai eletto dal popolo o tenerci un sistema immobilista che ha portato l’Italia all’involuzione più disperante? Peggio o meno peggio? Onestamente, in ogni caso è un dramma: anche qui come in America non c’è stata la capacità di esprimere niente di meglio che Renzi, il falso nuovo che avanza, la dittatura mascherata da vuota democrazia, vuota come il sistema cui è arrivata la democrazia presente, sfociata in governi “tecnici” eletti dalle Banche con la complicità dell’allora capo dello stato (non a caso minuscolo), tramite il quale è stata consegnata l’Italia ai poteri di cui Monti era espressione.
Di quale scelta blaterano Renzi e i suoi accoliti? Quale futuro si prospetta per i nostri figli, per i figli di questo povero Paese, i quali devono emigrare all’estero da laureati perchè qui con una laurea in tasca ti danno al massimo uno stage da 800 euro al mese, quando lo trovi.
In una cosa ha ragione Renzi: probabilmente il referendum modificherà il futuro del nostro Paese, ma non illudiamoci. In peggio. O meno peggio, a scelta.
Resta solo la rabbia di vedere costretti ad emigrare italiani laureati, fatti studiare a spese dei sacrifici delle famiglie, e vedere schiere di analfabeti entrare nel nostro Paese senza una vera regola, per progetto politico e non per reale bisogno. Che futuro si prospetta per questo Paese? Non lo so immaginare, veramente, però una cosa è molto probabile: sono nato in Italia ma so che morirò in esilio, al seguito dei miei figli che lavoreranno in un altro Paese.

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